Dal punto di vista industriale c’è ancora tanto da fare. Secondo me la bottom line di tutto questo è che le integrazioni vanno fatte quando le cose vanno bene, non quando le cose vanno male. Perché se c’è una società che per 10 anni ha solidamente prodotto margini, era il momento di fare l’integrazione durante questi 10 anni. Perché se lo fai in quel momento non te ne accorgi neanche e se c’è una crisi riesci ad essere ancora competitivo e magari non la senti neanche tanto. Fatto oggi è tutto molto più complicato perché poi questo si riflette anche in una scarsa competitività sul mercato. Oggi chiaramente, nella confusione in cui siamo, con gli extra costi che stiamo avendo, partendo da una base di scarsa competitività ovviamente, facciamo anche fatica a prendere ordini sul mercato. Quindi veramente si rischia di entrare in un circolo vizioso per cui non sei competitivo, non prendi ordini, da cui è difficile uscirne.
Quindi Ugo, volevo sintetizzare dicendo che avendo avviato l’integrazione le priorità su cui tu ti sei focalizzato sono stati fondamentalmente i sistemi informatici, il modello di controllo e la organizzazione.
Riorganizzazione, modello di controllo e la digitalizzazione di tante cose. Comunque l’integrazione su un unico sistema informativo.
Perché poi è fondamentale anche in un contesto di integrazione dove avrai Immagino decine di cantieri, anche micro e macro, definire una lista anche di priorità. Perché non si può fare tutto contemporaneamente e da qualche parte uno deve cominciare. Quindi capire anche da dove cominciare e da dove tu hai cominciato.
Abbiamo cominciato da lì. C’è un ultimo aspetto che è quello delle competenze del management. Il bilanciamento, perché non puoi fare tabula rasa di tutto perché se non sai neanche dove mettere le mani, quindi il bilanciamento tra pescare quelli che hanno anche questa idea di change management, perché poi parliamo di un’azienda di gestione familiare che per anni ha vissuto in un certo modo. Dove l’iniziativa del singolo è stata molto repressa negli anni. Quindi pescare quelli che invece guardano un po’ avanti e poi piano piano integrare con delle risorse che possono portare al cambiamento. Perché la resistenza al cambiamento è l’altro grande ostacolo.