il tema era già stato affrontato prima della pandemia, molto timidamente a livello Italia e quindi anche a livello Europa, in particolare Federchimica, Skin Pharma, con loro abbiamo cominciato a fare dei ragionamenti di reshoring o nearshoring, se vogliamo. Questa è una politica molto delicata, nel senso che prima di tutto bisogna metterci d’accordo su dove vogliamo arrivare e se prendo i vari paesi in Europa ognuno ha le sue esigenze. La Francia, la Germania, l’Italia, la Spagna, i Paesi dell’Est, ognuno ha delle esigenze diverse. Mettere un pochino d’accordo qual è il punto d’arrivo, già quella è una bella impresa. Se guardiamo all’interno di Italia, noi guardiamo e riflettiamo la realtà di due economie completamente diverse fra il Nord e il Sud. Figuriamoci quando parliamo di Europa. Quindi, timidamente, Federchimica ha cercato di trovare un po’ di consenso, di portare questo argomento a livello Europa e lì effettivamente ci siamo scontrati un po’ con un muro di gomma. L’aiuto che le aziende farmaceutiche di chimica di base, meglio, più che le farmaceutiche si aspettano, è un contributo appunto a favorire questo nearshoring, creando dei distretti industriali non necessariamente in Italia, ma riportando a casa quelle che erano delle competenze di base. Se voi pensate a distretti industriali, parlando dell’Italia, che abbiamo o che avevamo in Lombardia, che abbiamo e avevamo nel Lazio, noi abbiamo depauperato questa potenza e questa conoscenza incredibile dal 1980-1990 in poi. Le aziende hanno chiuso. La competenza, secondo me, è rimasta, di questo ne abbiamo parlato un attimo, a livello di competenza tecnica credo che siamo ancora molto competitivi. Quando ci affidano un progetto, quando ci affidano una ricerca, in un certo settore riusciamo sempre ad arrivare a dei risultati che sono ancora allo stato dell’arte. Quindi quello non ci manca, ci manca il tessuto industriale che è stato completamente distrutto. Questo è successo in Italia, è successo in Germania, è successo un po’ in Europa. Quindi ricreare questi distretti è un un lavoro che può chiedere due diverse cose: o un accordo politico con dei finanziamenti da parte di Bruxelles importanti a favorire questo sia per il mercato generale, sia per il mercato del lavoro oppure un’associazione consortile fra produttori che si mettono insieme e mettono insieme le forze con lo stesso obiettivo. Francamente sono tutte e due strade molto difficili, secondo me.