Corporate Governance e il Ruolo Strategico del Board

Business Breakthrough · Stagione 2, Episodio 3 · 28 min 13 sec

Con Guido Tarizzo (Founder & Partner, EIM Italia · conduttore), Michele Bruno (Former Managing Partner, EIM) e Paola Schwizer (Professoressa Ordinaria di Economia degli intermediari finanziari, Università di Parma; Presidente Onorario Nedcommunity).

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Ospiti di questa puntata

  • Guido Tarizzo Founder & Partner, EIM Italia · conduttore
  • Michele Bruno Former Managing Partner, EIM
  • Paola Schwizer Prof. Ordinaria, Università di Parma · Pres. Onorario Nedcommunity

In sintesi

La puntata affronta l'evoluzione della corporate governance in Italia e il salto necessario per trasformare il consiglio di amministrazione da presidio di conformità a leva di competitività. Paola Schwizer ricostruisce oltre vent'anni di innovazione normativa e di codici che hanno portato gli standard italiani di trasparenza e indipendenza a livelli tra i più alti in Europa. Michele Bruno introduce la distinzione tra governance "compliant" e governance "competitiva", segnalando come il peso della compliance abbia spinto molte imprese verso il delisting e come il board possa invece contribuire operativamente all'avvio dei progetti strategici. Il confronto delinea il confine tra governance e gestione, i rischi di un amministratore delegato con deleghe troppo ampie, e gli acceleratori (leadership del presidente, intelligenza artificiale, nuovo approccio alla compliance, rinnovamento del board) capaci di rendere la governance un fattore di crescita.

Take-home messages

  • La governance italiana ha compiuto un enorme progresso normativo e di compliance, ma la sfida oggi è renderla uno strumento di competitività e non solo di conformità.
  • Esiste una differenza sostanziale tra governance "compliant" e governance "competitiva": sotto una certa soglia dimensionale la sola compliance rischia di diventare un costo di apparato senza valore aggiunto.
  • Gli amministratori indipendenti devono portare un contributo fattuale e vicino al business, non solo formale o normativo, aiutando concretamente la crescita dell'azienda.
  • Il board può assumere un ruolo di supporto operativo nella fase istruttoria e di kickoff dei progetti strategici, alleggerendo il collo di bottiglia rappresentato dall'amministratore delegato.
  • Va comunque preservato il confine tra governance e gestione: gli indipendenti non devono entrare nel merito della gestione né occuparsi della fase esecutiva dei progetti.
  • Deleghe troppo ampie all'AD, unite a un controllo "pigro" del consiglio, generano il rischio dell'"uomo solo al comando" e minano la logica di squadra e la fiducia reciproca.
  • La leadership indipendente del presidente è il vero contrappeso all'amministratore delegato (counter-balancing power).
  • L'intelligenza artificiale è un acceleratore per la preparazione dei consiglieri, l'elaborazione dei documenti e il benchmark con fonti terze.
  • Serve un approccio alla compliance orientato alla ratio e allo spirito della norma, non alla sua applicazione formale e letterale (tipica gap analysis).
  • Il rinnovamento del board — turnover dei consiglieri, equilibrio di genere ed eventi esterni come l'ingresso di un socio finanziario — è motore del cambiamento culturale.

Fact & figures

  • Rapporto Cadbury: pubblicato in Inghilterra nel 1992.
  • Sette anni intercorsi tra il rapporto Cadbury (1992) e il primo codice di autodisciplina italiano (1999).
  • Legge sul risparmio del 2005: ha innovato il Testo Unico della Finanza introducendo il voto di lista e gli amministratori di minoranza a tutela delle minoranze.
  • Codice di corporate governance: ultima versione datata 2020.
  • Direttive sui diritti degli azionisti (Shareholder Rights Directive): due direttive che hanno aumentato il potere degli azionisti, ad esempio sulle remunerazioni tramite il voto in assemblea.
  • CSRD: direttiva sulla rendicontazione di sostenibilità entrata in vigore nell'anno di riferimento; citata anche la direttiva sulla due diligence e il DL Capitali (disciplina delle liste presentate dal CdA).
  • Amministratori indipendenti nelle quotate: nel 2001 non era possibile ricostruire i nomi di tutti gli indipendenti (prima rilevazione Assonime); nel 2008 erano circa il 30%; nel 2019 quasi tutte le società del FTSE MIB ne avevano almeno un terzo e quasi la totalità delle altre almeno due; nel 2021 al 47%; oggi oltre il 50% in media.
  • Piccole società (capitalizzazione inferiore a 1 miliardo): il 42% ha una maggioranza di amministratori indipendenti.
  • Assonime: ente della prima rilevazione sulla conformità delle società al codice.
  • EIM: fino a circa due anni fa era una partnership con governance espressione esclusiva dei soci; ha poi aperto il capitale vendendo un terzo a un fondo di private equity per una strategia di acquisizioni internazionali, con conseguente cambiamento della composizione del board di gruppo e creazione di un comitato ESG con rappresentanza dei soci di minoranza.
  • Esempi settoriali citati: il tema dell'idrogeno nel settore energia lanciato da amministratori indipendenti; l'ipotesi di uno shared service center a Bratislava come esempio di progetto avviato dal board.

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