Diventare globali

Business Breakthrough · Stagione 1, Episodio 4 · 10 min 06 sec

Con Silvia Sgaravatti (giornalista e conduttrice), Michele Bruno (Managing Director, EIM Group) e Alberto Gennarini (Founder & Managing Partner, Vitale&Co).

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Ospiti di questa puntata

  • Silvia Sgaravatti Giornalista · conduttrice
  • Michele Bruno Former Managing Partner, EIM
  • Alberto Gennarini Founder & Managing Partner, Vitale&Co

In sintesi

La puntata affronta il tema dell'internazionalizzazione come leva di crescita per le imprese, con l'assunto che "crescere vuol dire essere globali". Gli ospiti sottolineano come oggi non basti più il vecchio modello dell'export manager mandato "in giro per il mondo con la valigetta": serve invece scegliere pochi mercati prioritari e focalizzare le risorse. Un concetto chiave è quello di "internazionalizzarsi a casa", cioè portare prima competenze internazionali dentro il consiglio di amministrazione e il management. Si confrontano poi le due modalità principali di ingresso nei mercati esteri — crescita organica/greenfield e M&A internazionale — evidenziando che entrambe sono valide ma vanno scelte in funzione dell'obiettivo, con particolare attenzione alla complessità dell'integrazione culturale.

Take-home messages

  • Il vecchio approccio all'export (un manager mandato ad aprire mercati ovunque) porta a essere presenti nominalmente in molti Paesi con vendite limitate e grande complessità normativa e di prodotto.
  • Crescere oggi significa fare scelte precise e focalizzare le risorse su pochi mercati prioritari, perché ogni azienda e ogni prodotto ha mercati d'elezione diversi.
  • L'Europa è un mercato domestico solo sulla carta: pochissime aziende sono strutturate in Germania, Francia o Spagna come lo sono in Italia.
  • Bisogna "internazionalizzarsi a casa": portare in CdA e nel management persone che il percorso di internazionalizzazione l'hanno già fatto, per ridurre rischi, tempi e probabilità di fallimento.
  • L'M&A internazionale consente di diversificare il rischio aziendale: avere il fatturato distribuito nel mondo dà più forza e sicurezza rispetto al 100% Italia.
  • La crescita organica funziona soprattutto nei mercati non maturi/emergenti in espansione; nei mercati maturi e saturi serve un prodotto breakthrough o molto innovativo, altrimenti conviene "comprarsi l'accesso al mercato".
  • Greenfield e M&A internazionale sono entrambi validi: il greenfield richiede una cultura organizzativa forte e persone giuste nel Paese; l'acquisizione dà accesso immediato a organizzazione e persone ma a costi importanti.
  • Nell'M&A non va sottovalutata la complessità dell'integrazione: gli aspetti culturali pesano moltissimo e trovare il "fit culturale" (anche su ruoli come CEO e CFO) è difficile.
  • La regola di fondo è avere chiaro il fine strategico: da lì deriva il mezzo più adatto (organico, greenfield o acquisizione).

Fact & figures

  • Aziende presenti "nominalmente in 50 Paesi" con vendite limitate come esempio del vecchio modello di export.
  • Fatturato "100% Italia" citato come situazione di rischio da diversificare.
  • Campari: caso di successo italiano di crescita per acquisizioni all'estero.
  • Interpump: caso di successo italiano di crescita per acquisizioni all'estero.
  • Rana: stabilimento greenfield negli Stati Uniti (Chicago) che oggi vale la metà del fatturato del gruppo.
  • Barilla: da esportatore di pasta, con lo stabilimento produttivo negli USA ha accelerato il processo di crescita.

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