vorrei anche un tuo commento, per quanto politically correct, sul fatto che il vostro è anche un mondo dove il differenziale di prezzo è dovuto a uno svantaggio competitivo non necessariamente colmabile perché non abbiamo proprio gli strumenti. Cioè quando parliamo di come viene prodotto in India e in Cina in termini di tematiche del lavoro e tematiche ambientali, forse non è esattamente la stessa cosa dell’Europa. Non siamo come nell’acciaio, questo mi sembra di capire.
Sì, infatti questo, grazie che hai sollevato di nuovo il tema, perché ascoltavo prima quanto veniva detto circa la qualità e o il livello di attenzione verso gli ESG in Cina e in India. Nel mercato chimico io sono un pochino più scettico sul fatto che loro abbiano raggiunto dei livelli confrontabili con i nostri. Sarà anche perché l’industria della chimica, almeno in India e in Cina è molto frammentata, per cui ci sono delle realtà piccolissime che operano assolutamente in maniera così, un po’ nel Far West per alcune cose. A livello di impatto ambientale, diciamo che il loro atteggiamento è un po’ superficiale. Non voglio fare retorica su questo. L’abbiamo fatto anche noi nel 1950-1960. Era normale lavorare in una certa maniera, era normale scavare una buca e mettere dentro rifiuti e chiudere. Oggi non è più normale, non è consentito, non è etico, non rientra proprio nel nostro modo di ragionare, ma lì accade ancora. Cosa significa questo? Il differenziale di prezzo per un’industria che è poco labour-intensive, perché fondamentalmente rispetto ad altre aziende la parte di operatori è molto più bassa, la componente è bassa, ma la componente diventa importante invece per queste altre spese, che sono le spese relativamente al controllo delle emissioni in aria, le emissioni di fluidi, attraverso la sicurezza sul posto di lavoro. Noi abbiamo un’attenzione ovviamente regolamentata, condivisa, per carità, dappertutto, che là non troviamo. Molti dei fornitori che abbiamo, diciamo così, discontinuato negli ultimi cinque anni erano essenzialmente legati a motivazioni di questo genere, sia di impatto ambientale o di rispetto dell’ambiente, sia anche per la sicurezza del lavoro.
Inoltre, rispetto a quanto dicevate prima, anche a livello della qualità, perché la qualità in un mondo così regolamentato come quello dell’industria farmaceutica diventa un fattore importante come discriminante a livello di costo. Abbiamo delle strutture di qualità nelle industrie europee e americane, che numericamente sono veramente ormai confrontabili con quelle della produzione. Non dico che siamo uno a uno ma quasi, e questo costa tantissimo. Se fai una visita a una piccola azienda in Cina, non sono sicuro che trovi una struttura organizzativa dello stesso tipo e quindi poi si vede a livello anche della qualità di quello che producono, che non è che è un prodotto con i puntini rossi, è la qualità intesa come la intende il mondo regolatorio, cross contamination, tutte queste cose che devono essere rispettate e garantite in una certa maniera, questo costa parecchio. Quindi c’è una concorrenza che ci mette un po’ in difficoltà per alcune cose.