Uno tra i tanti temi che hai sollevato, poi è quello dell’innovazione. Questo mi fa un po’ da ponte con dei temi che secondo me sono centrali al processo di crescita. In questo Ecopack ha una posizione un po’ particolare perché comunque ha fatto delle scelte, anche di organizzazione interna di svilupparsi mezzi di produzione, per dirne una, che è abbastanza particolare, quello che volevo chiedere in realtà a entrambi perché entrambi siete imprenditori, ma partendo da Annalisa è appunto il ruolo dell’innovazione. Quanto pesa l’innovazione e quanto è un elemento di crescita e quanto diventerà importante in prospettiva secondo te e come la state affrontando ovviamente.
Secondo me l’innovazione è centrale, poi devi distinguere fra miglioramento continuo e innovazione cos’è, quindi il miglioramento continuo è per forza, è qualcosa che deve esserci, quando pensiamo all’innovazione invece noi siamo sempre stati abbastanza bravi. Il segreto era quello di fare le cose in maniera innovativa, qui dobbiamo ancora ringraziare i fondatori nel senso che mio padre si inventò il modo di fare il pirottino con il modulo continuo, cioè quando le stampanti se vi ricordate avevano il modulo continuo lui applicò quel concetto alla fabbricazione dei pirottini. Adesso chiaramente non sto lì a spiegare ma era una genialata perché andava a garantire quello che era esattamente il bisogno dei clienti cioè di averli tutti uguali, perché avendo il controllo della carta arrivavi a quel risultato. Poi arrivo io e penso che l’alluminio fa malissimo, spero che non ci sia nessuno qui, per cui ho fatto questa linea di contenitori che andavano a sostituire quelli che potevano essere usati al posto di quelli dell’alluminio con il risultato di poter usare il metal detector in maniera molto più fine che era una delle richieste del cliente finale perché un conto è se puoi togliere tutto il metallo dalla linea ovviamente hai una certezza rispetto al non trovare poi la capsula.
Quindi di lì tutta una serie di cose, adesso la sfida è molto più impegnativa diciamo perché c’è una possibilità immensa di sostituzione di provvedere almeno una parte di quello che hai fatto in plastica in carta. Ci siamo resi conto che assolutamente non avevamo, non riuscivamo a fare dei passi in avanti per cui abbiamo ingaggiato e ci siamo fatti aiutare dal Celab di San Paolo per esempio, per cui in quattro mesi hanno scandagliato il mondo secondo il principio che quello che stai cercando c’è già da qualche parte, quindi è inutile che pensi di fare Archimede perché qualcuno lo ha già pensato e quindi attingendo a risorse proprio di tempo soprattutto digitali perché poi alla fine adesso il mondo è lì e quindi in quattro mesi ci hanno tirato fuori 100 start up di cui abbiamo fatto un imbuto, erano 30, poi siamo a 20 adesso siamo nell’ultimo e stiamo approfondendo e ce ne hanno trovata una qua e l’altra là, compresi le Università ci siamo divertiti a sentire quelli di Biella che abbiamo capito che ci sono un sacco di pecore che non si sa dove mettere la lana che potrebbe diventare carta. Un sacco di roba fighissima che poi il problema dell’innovazione è che il momento più bello, sei come il file di Excel quando fai una nuova impresa, funziona tutto benissimo, è tutto perfetto. Quindi il pericolo è quello, secondo me bisogna farsi aiutare perché nessuna azienda potrà mai avere abbastanza in un momento concentrato, almeno non quelle della nostra taglia.
Avere 20 ragazzi che scandagliano per cercare quello che ti serve quindi tanto vale farsi aiutare. Però per noi, per stringere alla fine devi innovare per forza, come devi crescere? Devi crescere e devi innovare e devi migliorare, cioè il gioco è poi quello lì, quando ti stufi di fare quello, basta.