Secondo tema è: dopo l’Europa? Mi ricordo che in una precedente azienda io avevo imposto una specie di logica di pensiero in cui dicevo: non parliamo più di mercato domestico come l’Italia, parliamo dell’Europa come mercato domestico e ragioniamo sull’estero come se fosse fuori dalla Comunità europea in avanti. Ovviamente, anche qui dipende dai settori, dipende dalle prospettive di business. Io ho lavorato in settori dove l’unico mercato di riferimento era India, Cina e Bangladesh, e quindi non c’era discussione. In altri, dove erano altri i mercati di sbocco, ho lavorato nel mondo dei cavi elettrici, dove, ad esempio, l’America dall’Europa o si acquisisce qualcuno o, altrimenti, c’è uno standard elettrico diverso, quindi non c’è maniera di esportare.
Mi limito a dire una cosa. Secondo me, c’è una parte del mondo in cui ci possono essere, in certe condizioni, delle prospettive di business molto interessanti, in cui però tipicamente non si va a guardare perché è considerata una parte del mondo impossibile da gestire, che è tutta la parte dell’Africa subsahariana, tutto ciò che va da sotto il Maghreb fino al Sudafrica, Sudafrica escluso, perché è un altro mondo. In quei Paesi, a seconda dei business che si gestisce, a seconda del… Cioè, se c’è un mercato all’interno, in alcuni di questi Paesi è opportuno andare a controllare, perché chi arriva in questi Paesi e si trova il partner giusto (parlo di partner regolari) se uno trova la maniera corretta di fare il business, sono Paesi su cui siamo da soli, sostanzialmente. Sempre nella mia esperienza precedente da cavista, mi ricordo che c’era la possibilità di fare dei buoni business in Paesi come la Nigeria, come l’Angola, come la Costa d’Avorio, dove non era opportuno andare a visitare il cliente, ma non era necessario, perché si riusciva a fare dei business che erano finanziariamente coperti, garantiti da lettere di credito, dove c’era la possibilità di fare delle cose interessanti, molto di più che magari in Spagna o in Portogallo. L’Angola era molto più interessante del Portogallo, per dire.
Quindi, l’unica cosa che mi verrebbe da dire in senso generico è: guardiamo sempre al mondo con molta apertura, perché a volte si trovano prospettive anche in geografie apparentemente strane. Poi, ovviamente, questo dipenderà dai singoli settori e da… Se io penso, ad esempio, al mercato nostro di oggi, gli sviluppi tecnologici sono tali per cui i mercati di riferimento continueranno a essere quelli europei, perché è lì che c’è il grosso. Però, rimane il fatto che, tramite i nostri colleghi francesi, che sono abbastanza forti e dinamici, qualche business nell’Africa francofona, anche molto interessante, riusciamo a farlo. Quindi, ci vuole molta apertura e poche preclusioni, e poi si possono trovare delle opportunità molto interessanti.