Come integrarle? Prima mi sono dovuto preparare, ovviamente. Come ho detto, mi son dovuto portare all’interno delle skill. Interloquendo anche con il fondo, la prima cosa che ho detto è: o qui mi prendo un CFO che parli almeno inglese, o io un’acquisizione all’estero veramente non saprei come gestirla. Sto parlando di CFO per dire che in un’azienda da 13 milioni di euro non avevo il CFO, ma neanche il marketing manager, ma neanche un sales director che abbia la capacità di parlare tre o quattro lingue. Quindi, ho dovuto proprio costruire tutte queste skill. Io, negli anni, la prima cosa che ho fatto è portarmi dentro il CFO, venditori, anche stranieri. Ecco, lì ho puntato molto sull’essere multiculturale. Quindi, prima assunzione il product manager, che vive in Belgio, continua a vivere in Belgio, ma che fa il product manager del gruppo. L’export manager, che è un catalano, che vive in un paesino vicino Barcellona, al quale non ho neanche chiesto di trasferirsi in Italia, perché tanto deve viaggiare l’80 per cento del tempo, quindi se torna in famiglia, in Catalogna – non dico Spagna, perché se gli dico Spagna si innervosisce – o torna a Brescia, da quel punto di vista non importa. In più, hanno dato un taglio internazionale a una piccola azienda e, pensando alla successiva integrazione di questa società francese, mi ha aiutato molto, perché non sono andato lì dentro come l’italiano che compra, ma la prima cosa che ho fatto è che sono entrato con un belga e uno spagnolo, portando anche una cultura, un’azienda che non è solamente… e portando anche delle sinergie a livello internazionale. Questo ci ha permesso, da un punto di vista per prima cosa commerciale, di integrarci molto più facilmente. Perché? Perché lui ancora mi dice: se fossi stato solamente tu, con il tuo team di italiani, io ti avrei chiuso la porta in faccia.