Quando si fa un‘acquisizione, soprattutto se si fanno acquisizioni non greenfield, ma acquisizioni importanti che ti espongono alla vita o alla morte sia verso chi ti ha dato il capitale che verso il ritornare il capitale, la prima cosa che secondo me va compresa, e non è veramente mai la regola (ad esempio noi in Pirelli non l’avevamo compreso molto) è che un’azienda che fa un’acquisizione non ha un management vincitore, chi compra non è il vincitore. Il CEO ha scelto un target, ma chi compra non ha nessun diritto verso chi è stato acquisito.
Guardate che spessissimo i problemi nascono da qua: il management dell’azienda che compra pensa di avere diritti di investigare, di guidare, di confinare i colleghi in un regime “io sono quello buono, tu sei il figlio acquisito”, quasi fratellastri o sorellastre. Questo è sbagliatissimo, per cui quello che io ho fatto e l’esperienza che mi ha permesso di sopravvivere con una questione così grande è stato di far riportare solo a me l’altra azienda fino a quando non avessi completamente capito dove erano i valori e dove non erano.
I consigli del dott. Sacchetto suggeriscono un’altra strada da seguire…