Come l’abbiamo fatto? L’abbiamo fatto creando ovviamente tutta una serie di comitati a vari livelli, che potete immaginare, alcuni più governati dai consulenti esterni, altri invece più di tipo manageriale, decisionale, sempre facendo scalare molto, come dicevo prima, le richieste di modifica, le customizzazioni. Le customizzazioni dovevano arrivare a essere decise dal management team con delle motivazioni valide altrimenti non se ne parlava, e questo ha consentito di tenere abbastanza sotto controllo lo sviluppo, sia nella fase più teorica sia nella seconda fase. Ovviamente chi mastica un po’ di queste cose sa che una volta si facevano i cosiddetti blueprint, si descrivevano i processi dall’inizio alla fine, ecco, abbiamo cancellato questo, anche frutto della scelta di scegliere un sistema che ha già dei processi all’interno, almeno implicitamente, e siamo partiti direttamente a fare la fase operativa con quello che abbiamo scelto essere, insieme ai consulenti che mi hanno supportato, una logica Agile.
Agile semplicemente significa, o ha significato per noi, il fatto di non avere tutto chiaro e tutto deciso a livello teorico e poi implementarlo, ma di smarcare il grosso, 70-80 per cento delle problematiche, preparare il sistema in area di test e poi farlo partire con i key user e gli end user finali, e poi vedere cosa funziona, cosa non funziona, cosa è stato trasferito, cosa non è stato trasferito, e quindi aggiustarlo di volta in volta. Quindi non un approccio di preparazione completa e implementazione, ma fare delle prove, chiamate Speed Test, e poi andare a vedere cosa funzionava e cosa non funzionava. Questo ha consentito di debuggare il sistema in maniera continuativa e molto efficace.