bisogna essere capaci di capire come le aziende investono su questi ESG. Perché prima si diceva, mi sono preso questa frase che è stata detta in maniera molto precisa: “”Gli ESG sono produrre in maniera consapevole””. Vero, però io vi porto anche degli esempi in cui non c’è solo la produzione consapevole, c’è anche l’investimento concreto, reale. Vi porto un esempio: nel nostro stabilimento di Novara sette anni fa, quindi 2015, decidiamo di iniziare un investimento, di proporre alla casa madre un investimento per riutilizzare da uno scarto dei prodotti che ci venivano forniti, poi dei catalizzatori che ci ritornano indietro dai clienti, di riciclare in sostanza questo prodotto per ricavare fuori ancora la materia prima che è presente. La risposta, nell’ottica “”Go East””, e quant’altro, di casa madre è: “”Noi non facciamo smaltimento rifiuti, grazie e arrivederci””. L’anno scorso ci hanno detto da casa madre: “”Ragazzi, ma quel progetto lì dobbiamo farlo in sei mesi””. Però questo è un cambio di prospettiva, però questo è un cambio per dire: “”Ci siamo e noi recuperiamo con quello il 30 percento della principale materia prima””.
Secondo, sei anni fa in Sardegna decidiamo di andare a produrre, in Sardegna estraiamo un materiale che si chiama bentonite che serve per assorbire odori, acqua, sapori e quant’altro, che poi, elaborato bene, diventa uno dei principi attivi che ci sono nel Maalox, per esempio. Quindi se qualcuno ha preso il Maalox ha ingurgitato un pezzo di terra sarda. Però, estraiamo questa terra, questa terra è piena di acqua, questa terra va essiccata, va buttata dentro in forni ad altissima temperatura che consumano anidride carbonica, gas, olio combustibile e quant’altro. Va bene, decidiamo di sfruttare la terra sarda e quindi decidiamo, con un investimento importante, di comprare vari terreni lì intorno e di lasciare ad essiccare naturalmente tutta questa terra con il sole e con il vento. Si riesce a fare anche d’inverno, quest’anno ce l’abbiamo fatta anche d’inverno. Noi l’anno scorso abbiamo estratto 400.000 tonnellate, quindi non è che stiamo parlando proprio di poca roba. E tutti i giorni ci sono svariati trattori che girano per girare la terra. Il risparmio c’è e questo valore aggiunto è percepito dal cliente come valore fondamentale.
Terza cosa, decidiamo in Europa di andare ad investire in un grosso progetto per fare il biocarburante. Non l’abbiamo mai fatto come Clariant, decidiamo di entrare in questo nuovo settore, in questo nuovo business. Non va in Medio Oriente, non va in Cina, va in Romania con un accordo fatto con 300 aziende agricole della zona di Podari, in Romania. Ci daranno ogni anno 250.000 tonnellate di scarti di granaglie varie, dalle quali riceveremo 50.000 tonnellate di biocarburante, che poi servirà fondamentalmente per l’industria dell’aviazione.
Questi sono fatti concreti di come le aziende chimiche stiano investendo su questi nuovi modelli e su questa nuova sostenibilità. Ripeto, però è indispensabile che queste cose siano accompagnate dalle strategie.
Secondo me, quello che è interessante è che anche un settore come il vostro, che è da un lato un po’ tradizionale, dall’altro molto regolamentato, quindi ha molta difficoltà al cambiamento, in realtà ci state confermando quello che dicevano anche gli altri, cioè la verità è che sulle nuove iniziative si riesce a lavorare abbastanza bene in un’ottica di reshoring. Alla fine sui nuovi prodotti, anche in un’ottica di partnership, quindi lavorare più a lungo con i fornitori, con i clienti, eccetera, in realtà viene quasi naturale localizzarli nella macroregione Europa, chiaramente non si può pensare di prendere interi settori industriali messi là 20 anni fa e riportarli qua, quello non succederà mai.