non credo che sarà possibile un reshoring totale, non se ne parla, quello che è in Cina, in India rimane lì e probabilmente dobbiamo pensare a modelli alternativi a questo, però da fornitore quello che noi stiamo osservando, almeno nell’ultimo periodo, è che i nostri clienti cominciano a pensare alla relazione di partnership reale. Noi siamo dei partner che ti garantiamo una fornitura, un servizio che è anche quello che dicevamo prima, no? Nel momento in cui ci sono delle domande e dei chiarimenti da dare agli enti regolatori, noi dobbiamo essere pronti a fornire tutta la documentazione. Stiamo vedendo quindi che sui nuovi prodotti l’atteggiamento delle Big Pharma sta cambiando, nel senso che cerca di costruire un rapporto, una relazione, soprattutto per i tempi di cui stiamo parlando, che abbia una continuità.
Noi oggi ci mettiamo per la prima volta a lavorare con il Big Pharma A per sviluppare, industrializzare un prodotto che è in fase clinica, 2022, questo prodotto arriverà sul mercato nel 2025. Quindi noi stiamo investendo e dobbiamo investire insieme a loro, altrimenti non andiamo da nessuna parte. Però l’esperienza degli ultimi due anni sicuramente ha portato a ragionare in maniera differente anche il Big Pharma, che non si è mai molto preoccupato di questo, cercava solamente il costo più basso a tutti i costi, punto. Si sono resi conto, ci stiamo rendendo conto che forse il livello di servizio– Avevo sentito un altro termine che avevo letto recentemente, che non era nearshoring, ma era ‘friend-shoring’, no? Cercare di avere dei rapporti con quei Paesi o con quelle aree in cui c’è anche una situazione di allineamento politico, se vogliamo, ma anche questo è fondamentale per costruire una catena di valore che sia sostenibile nel tempo.