Allora è vero che vi sono aspetti sempre legati alle valorizzazioni, ai soldi, alle convenienze. Ma anche nel nostro caso le persone che vendono che hanno deciso di vendere sono persone mediamente ricche, non hanno bisogno del 100mila in più, milione in più, non è quello che li fa decidere. Ciò che li fa decidere è: ho portato la mia azienda negli ultimi 20, 30, 40 anni ad una situazione che è questa, fortissimamente radicata sul territorio. Il mondo cambia e me ne rendo perfettamente conto. C’è il rischio che la mia azienda, in un mondo che è totalmente diverso da quello in cui ho lavorato ho operato negli ultimi 20, 30 o 40 anni. a un certo punto per variabili esterne, per problemi interni, per ragioni di rapporti tra soci e management, c’è il rischio che questa azienda si perda e in qualche caso esploda addirittura. Allora uno dice: “Voglio garantire la continuità dell’azienda che ho creato”. Qual è l’unico modo per poterla garantire? Trovare un grande gruppo organizzato, che ha le risorse per poter ulteriormente investire, con il quale però si condividono dei presupposti.
Ecco perché si raccontano i valori, si racconta la mission, si racconta quello che si vuole fare. Ogni volta che c’è un’alchimia di questo tipo, io vi posso dire che mi sono capitate situazioni in cui ho acquisito aziende ad un prezzo che era 15, 20 per cento più basso dei miei concorrenti, ma davvero 15, 20 per cento. Perché 700mila euro di differenza su tre milioni di euro sono tanti soldi ragazzi, ma tanti tanti. A me è capitato più di una volta che qualcuno abbia deciso di vendere a noi perché si era creata quella chimica che non si era creata con nessun altro.