Berlin Packaging non è una produttiva e questo è molto importante. È un gruppo che opera nell’ambito del packaging, contenitori di plastica, metallo, vetro. Parliamo di Spirits, parliamo di vino, parliamo di personal care, beauty, industrial. Ogni contenitore con un contenuto dentro noi possiamo essere coinvolti. Siamo la combinazione di tre elementi, che secondo me è importante anche ai fini dell’integrazione.
Abbiamo una componente di private equity, i nostri azionisti di riferimento sono un private equity canadese e un americano. Siamo una multinazionale, chiuderemo l’anno con oltre 3 miliardi di fatturato a livello globale. L’area che gestisco io chiuderà con poco più di un miliardo, Europa Middle East e Africa. Quindi sono numeri fondamentalmente da multinazionale, piccolina ma una multinazionale. C’è una terza componente, che per me è la componente forse più peculiare, che è l’elemento degli imprenditori, dell’imprenditorialità. Al momento nell’area che gestisco io abbiamo 29 imprenditori, che sono assolutamente super coinvolti. Anzi, sono stati il motore della crescita che ci ha portato da 200 milioni che facevamo alla fine del 2018, a un miliardo con cui chiuderemo il 2021, attraverso 16 acquisizioni. Ne abbiamo fatte sette quest’anno, l’obiettivo è di farne 12, ne abbiamo cinque da qui alla fine dell’anno. Un’acquisizione al mese. È molto vero quello che si diceva, se tu compri solo aziende, fai solo inorganico, di fatto vai ad ammassare Ebitda.
Che poi in una logica di private equity non è necessariamente sbagliato se l’arbitraggio è quello giusto. Però il segreto è il bilanciamento tra l’inorganico funzionale all’organico, anche perché l’inorganico lo puoi fare fin quando l’organico funziona, se no se si interrompe il processo non riesci più a fare nulla.