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La seconda cosa è che nell’analisi c’è una forte correlazione tra la voglia di andare in mercati nuovi, quindi allargare, approfondire, allungare e così via, e la necessità di trasformare il proprio modello di business. Se voglio andare nei mercati nuovi, ho difficoltà o immagino di dover trasformare il mio modello di business. Non lo faccio facendo quello che ho sempre fatto, ma un po’ meglio, come stimolo.
Poi, in parallelo, emerge – in realtà, lo stiamo vedendo già in pratica, francamente, in una serie di interventi di cui ci stiamo occupando, come un’azienda di scarpe di lusso che ha deciso di integrarsi e comprare dei suoi fornitori per integrare la produzione, e stiamo ragionando come supportarla in un’attività di M&A – una logica di integrazione a monte, quindi appunto, come nell’esempio che ho citato, vado a comprarmi il mio fornitore o, per l’azienda meccanica che nel ciclo precedente sembrava ¬¬dare sempre più attività produttive a fornitori, magari anche lontani, sembra dalla ricerca che invece ci sia un’attenzione a far più roba in casa, in modo particolare sulla fase a monte.¬
Dall’altra parte, c’è invece una voglia di collaborare nella fase a valle, a volte integrando, a volte non integrando, per poter accedere a dei mercati e a dei canali a cui, se ti strutturi tu direttamente, non arrivi. La percezione è che le aziende pensino che ci siano delle occasioni per cui o lo fai in accoppiata con qualcun altro o, tempo che l’occasione ti strutturi per cogliere in maniera organica quell’occasione, l’occasione sarà già bella che passata. Quindi, c’è un senso di urgenza, e queste sembrano essere le ricette che i nostri vari interlocutori stanno mettendo sul campo. Quindi, sembra che in questa logica di trasformazione stia emergendo un modo di fare business più fluido e più capace di adattarsi rapidamente alle occasioni che oggi ci sono e che forse, con l’acceleramento dei cicli di business, magari fra qualche anno non ci saranno più.