Per chiudere, due cose credo che siano rilevanti come lezioni apprese.
È vero che non è più tempo di ottimizzare, ma è tempo di trasformare, ma trasformare è una questione maledettamente di dettaglio. Non è che dobbiamo dimenticarci i dettagli nel fare la trasformazione, anzi. Molto spesso, nell’eccellenza operativa e nel trovare la propria formula, il proprio modo e in modo un po’ resiliente insistere andando a guardare tutti gli ultimi dettagli, credo che stia la differenza tra successo o insuccesso, anche perché la distribuzione è un business che, se non stai attento ai dettagli, letteralmente i soldi non è che non li fai, li perdi. Questo è sicuramente un aspetto. Questo dalla distribuzione come industria l’abbiamo imparato.
Quello che nella distribuzione abbiamo portato dall’industria, invece, è il mettere il consumatore, il cliente, al centro, quindi la scelta di essere capillari con una footprint commerciale molto capillare, ma non vuol dire che non abbiamo per esempio centralizzato tutte le altre funzioni o che per esempio non abbiamo fatto trasformazione anche aggressiva dal punto di vista dei centri di comando nevralgici e di controllo degli aspetti distributivi. Dal punto di vista della presenza locale, però, siamo stati là e abbiamo sempre tenuto al centro l’importanza di essere visibili, presenti, e di essere capaci di ascoltare e di avere delle antenne sul territorio.