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L’obiettivo che un po’ la famiglia Lavazza si è prefisso è quello di dire: vogliamo essere un po’ il terzo gruppo del caffè al mondo, naturalmente con delle dimensioni totalmente diverse rispetto a questi due, ma anche totalmente diverse rispetto ad altri nostri competitor, che citiamo sempre un po’ per orgoglio. Illy oggi fattura circa 400 milioni di euro; Lavazza oggi fattura 2 miliardi di euro, dunque una scala di cinque volte tanto.
Come è stato fatto questo lavoro?
Questo lavoro è stato fatto, secondo me – come uomo delle risorse umane si è evidenziato questo fatto – puntando molto sulle persone. La famiglia Lavazza oggigiorno controlla, dunque sono gli azionisti, gli unici azionisti della nostra azienda, però hanno lasciato tutti gli incarichi operativi e hanno preso un gruppo di [interruzione audio], ai quali hanno dato una delega. Siamo controllati, nel senso che chiaramente c’è un board che ci controlla. Hanno mantenuto comunque un controllo sulla qualità, dunque il gusto del caffè rimane comunque in mano a loro. Alcuni aspetti del marketing… Mi spiegano sempre che, dato che sul pacchetto è scritto “Lavazza”, prima di fare qualcosa di strano, probabilmente è meglio discuterne con loro, però hanno dato un’ampia delega.
Questo fatto di aver dato un’ampia delega e di aver cambiato un po’ tutto il management, nel senso che, di dodici primi livelli, dall’amministratore delegato, compreso l’amministratore delegato, dal 2011 a oggi ne sono cambiati otto. Sono venute persone da mondi differenti, cioè dal fast moving consumer goods, dal mondo dell’auto.