A prescindere da tutte le modalità, io parto, comunque, dall’obbligo, credo, che abbiamo tutti di crescere oggi. Sembra una cosa scontata, però un esempio che faccio è, magari sbagliandomi, ma mentre forse 30-40 anni fa o comunque dagli anni Sessanta fino agli anni Novanta, c’è chi si poteva permettere di costruire un’azienda, avere 40 persone, essere un’azienda di successo per 30-40 anni. Oggi un’azienda di 40 persone, mentre prima c’era chi poi poteva crescere e aveva molto successo e chiedeva solo successo, a prescindere dalle persone incapaci che ci sono oggi e c’erano ieri, oggi la differenza è tra la sopravvivenza e l’aver successo, non è più tra quanto successo ho. Non cresco. Il rischio è, fra cinque anni, saltare, scomparire. Non ci possiamo più permettere di rimanere piccoli. Questa, purtroppo, è, almeno dal mio punto di vista, una delle leve che poi ci porta a dire che dobbiamo acquisire, dobbiamo crescere, dobbiamo svilupparci, aprire branch, piccoli oggi…
_____. Credo che questo sia il tema di partenza per certi versi, nel senso che dal mio punto di vista, proprio perché partiamo, come dicevamo anche con l’ingegnere Razelli, da una situazione in cui le aziende italiane sono microscopiche abbiamo assolutamente bisogno di consolidarci. Se noi non cresciamo lo farà qualcun altro al posto nostro e quindi possiamo solo fare una brutta fine: o veniamo comprati, che va ancora bene, o spariamo. L’altra direzione è che si può crescere felicemente e rapidamente tramite acquisizioni. Non è una cosa così né complicata né fantascientifica. Anzi, forse, è la strada migliore per ridurre il gap in maniera in maniera veloce.