L’altra cosa, secondo me, molto simile a quello che si diceva prima è la capacità di – noi abbiamo detto: dobbiamo crescere, abbiamo idea di dove vorremmo arrivare – continuare a cambiare traiettoria, che vuol dire non essere così rigidi nel prendere una direzione e poi non cambiarla più. Mi spiego.
In questi ultimi due o tre anni, abbiamo avuto dei contatti con delle aziende americane non solo di grandissimo livello con cui per qualche motivo potevamo fare delle alleanze o comunque sviluppare dei business. Queste discussioni, che sono andate avanti un anno, si sono bloccate. Paradossalmente, a un certo punto si riprendono.
Dunque, bisogna avere il coraggio di lavorare su più tavoli, con interlocutori anche diversi – abbiamo avuto interlocutori di tutti i tipi – e saper accettare appunto questo fatto che non c’è un’unica direzione. Molto spesso, ho una grande discussione all’interno del mio team perché le persone si sentono frustrate dal fatto che parte una direzione, dopo un po’ si ricambia in un’altra direzione, poi si ricambia di nuovo in un’altra direzione. Il problema è che oggigiorno è molto difficile puntare una carta solo da una parte. Il fatto è di riuscire a fallire e comunque rimodificare senza sprecare troppe risorse fondamentali.