Il nostro modo di cooperare è attraverso la fase della progettazione. Visto che l’idea è quella di entrare in progettazione con lo studio di ingegneria o di architettura, significa che le aziende partner sostanzialmente mettono a disposizione un progettista, un tecnico, che dialoga con un tecnico dall’altra parte e insieme iniziano a fare questa coprogettazione. Questi sono costi puri, evidenti. Nessuno vede i costi degli altri. Il risultato qual è? Il risultato è che si blocca poi il capitolato e la specifica, per cui ognuno partecipa ai costi in modo assolutamente indipendente e ognuno gode dei benefici in modo assolutamente indipendente, perché per esempio le fatture sono completamente separate. Il fatto è che, però, lavorando di squadra, per esempio con un’importantissima azienda italiana che fa tubi di scarico o cassette di risciacquo della zona di Brescia – non vi dico altro – viene fuori che alla fine il tema del rumore è una cosa che al 50 per cento sta tra quello che loro producono e quello che noi facciamo. Alla fine, la soluzione che riduce il rumore blocca le specifiche di entrambi. Una volta che facciamo i test, sui costi, poi siamo andati insieme a fare i test per la rumorosità dello scarico con i loro tubi, la loro cassetta e il nostro vaso, approvata quella cosa e certificata da alcune università tedesche che fanno questo, tu prendi quella soluzione, vendi quella soluzione, e poi quella soluzione blocca le specifiche e fai il fatturato. I costi sono divisi tra amici. Più o meno, andando a vedere il valore della specifica, mediamente sappiamo quanto vale quella parte e quanto vale la nostra parte, e ci siamo divisi equamente i costi di questo test. È tutta una roba cosa, però, molto fluida, molto poco legata a contratti. L’obiettivo era proprio questo: tutti eravamo estremamente spaventati di partire con una bella burocrazia pesante che alla fine bloccava totalmente questo tipo di concetto.