Abbiamo incrociato dei signori che ci hanno proposto idee. Quindi, siamo diventati un gruppo cerniera tra l’azienda e l’esterno. Queste idee sono quelle che poi, con delle difficoltà, anche di vagliare che cosa è valido e che cosa no… E qui mi ritrovo molto nel tema di creare consenso. Uno non può, in un’azienda che ha il più grande stabilimento di torrefazione d’Europa, che è strutturata per fare tonnellate di pacchettini che vengono messi su tonnellate di furgoncini da consegnare in tutti i supermercati, in tutti i punti vendita d’Italia… Arrivare a creare il consenso su cosa può andare bene e cosa no, effettivamente, è una delle questioni più difficili.
Abbiamo incontrato dei compagni di strada inaspettati. Anche qui mi ritrovo nel dire che capita di incrociare persone nell’ambito tecnico, scientifico, universitario che hanno idee che non riescono a tradurre in prodotto, ma che sono delle intuizioni che possono, poi, diventare prodotto. Quindi, quello che abbiamo imparato è che i compagni di strada possono essere i più inaspettati. Vanno cercati a un certo punto attivamente, con uno sguardo anche fresco rispetto a chi va bene e chi no e con modalità di interazione molto diverse. Essendo noi un’azienda di quel tipo, non ti parlo se non mi firmi un NDA, se non mettiamo tutti i puntini sulle “i” su quella che potrebbe essere la cessione della proprietà, se non mi garantisci che poi mi dai la delivery esattamente nei tempi e nei termini scritti sul contratto.
Quindi, questi compagni di strada inaspettati vanno trattati con una modalità diversa. Non so se noi abbiamo creato una start-up all’interno dell’azienda, ma certamente abbiamo interagito con il mondo esterno con modalità molto diverse rispetto a quelle che facevamo di solito.