Mi sono occupato di innovazione, convinto che l’innovazione fosse un’attitudine personale, che sentivo molto forte, e che avessi ricevuto un mandato, da parte della proprietà, quindi dalla mia famiglia, di sviluppare innovazione.
Mi son trovato, col senno di poi, quando ho cercato un po’ di razionalizzare questa esperienza, in realtà, a sviluppare innovazione “adiacente”, un termine che è stato usato adesso. Credo che la prima domanda a cui un’azienda che vuole innovare deve rispondere sia: quale tipo di innovazione io sto apportando, innovazione “adiacente”, o innovazione di tipo trasformazionale, quella citata prima. Sono due cose diametralmente diverse. Tutte e due portano processi innovativi, non ce n’è una buona e una cattiva, ma bisogna capire che ci sono competenze, per innovazione di tipo adiacente, che stanno molto più nella sfera della ricerca e sviluppo, e competenze, per attività di tipo trasformazionale, di cui ho sentito parlare poco fa, che sono completamente diverse.
Devo dire, nella mia esperienza – ho vissuto almeno dieci realtà industriali – che non ho mai trovato un’azienda che avesse al suo interno strutturato competenze per fare innovazioni di tipo trasformazionale.